Oggi ho l'ansia. Chissà perché poi. E' stata una bella giornata, condivisa con i miei cari perché abbiamo festeggiato i 40 anni di matrimonio dei miei genitori.
Ma è così. Mi sono svegliata con il mal di testa e abbandonando buona parte della famiglia nel mio lettone (marito, figlio medio e figlio piccolo), mi sono alzata.... seguita dal primogenito.
Siamo andati insieme al piano di sopra e poi l'ho congedato: "ciao, vado a farmi una doccia. Anzi prima mi prendo qualche goccia di novalgina e poi mi concedo una doccia ristoratrice".
Ma l'ansia non si è disciolta sotto il getto caldo.
Durante la giornata, presa dalle incombenze quotidiane, non ci ho più pensato ma adesso... mentre mi ralsso navigando sul web, rieccola.
Ansia perché sto perdendo del tempo invece di fare qualche cosa di utile (es. preparare lo zaino con i cambi dell'asilo, ordinare un po' la casa, giocare con i bambini, preparare la cena....)?
Ansia perché domani avrò una giornata infinita e abbandonerò per una quantità superiore al solito i miei tre ragazzi, prima all'asilo, poi dai nonni e infine ad addormentarsi soli con papà?
Ansia... perché è già domenica e sono stanca.
Ansia perché non riesco a far dormire i miei bambini nel loro letto e non riesco a dormire bene per nemmeno due ore di fila per notte.
Ansia perché sono stanca.
Ansia... oppure dovrei chiamarla Senso di colpa?
domenica 1 febbraio 2009
domenica 9 novembre 2008
Condividere l'esperienza?
Il fatto che non sia sola al mondo a provare il senso di colpa non significa nulla. Non offre certo consolazione.
Ognuno, in ogni caso, si trova solo ad affrontare e tentare di superare i propri sensi di colpa. E anche parlarne con altri non dà sollievo.
Ci si può confrontare, certo. Ma nulla di più! Una fruttuosa condivisione e com-passione (nel senso etimologico di "patire-con") non è tuttavia possibile.
Personalmente, posso dire con certezza che se si è più tranquilli e sereni, anche la presenza costante del "caro compagno" è meno invadente e forse la soluzione/cura è proprio questa.
Non ho però una risposta relativamente a come fare nel non diffondere il senso di colpa ai miei cari, ai miei figli: insomma, non ho una regola per come fare per impostare e fornire un'educazione scevra dal senso di colpa.
Ognuno, in ogni caso, si trova solo ad affrontare e tentare di superare i propri sensi di colpa. E anche parlarne con altri non dà sollievo.
Ci si può confrontare, certo. Ma nulla di più! Una fruttuosa condivisione e com-passione (nel senso etimologico di "patire-con") non è tuttavia possibile.
Personalmente, posso dire con certezza che se si è più tranquilli e sereni, anche la presenza costante del "caro compagno" è meno invadente e forse la soluzione/cura è proprio questa.
Non ho però una risposta relativamente a come fare nel non diffondere il senso di colpa ai miei cari, ai miei figli: insomma, non ho una regola per come fare per impostare e fornire un'educazione scevra dal senso di colpa.
domenica 2 novembre 2008
Spulciando sul web...
Purtroppo i manuali non ti insegnano nulla, o quasi.
In generale ogni attività ma, in particolare, il mestiere del genitore si impara sul campo.
Certo, si può prendere spunti da molte persone e adattare gli insegnamenti alla propria realtà e alla propria famiglia ma, alla fine, è necessario "fidarsi" del proprio istinto.
Così, ognuno di noi cerca al meglio di crescere e coccolare i propri pargoli fornendo regole educative libere da pregiudizi.
Ma quanto si riesce realmente ad essere "liberi da pregiudizi"?
Sul web ho trovato alcune referenze che parlano del senso di colpa e, ringraziando gli autori, ho pensato di inserirne i link:
http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm
http://antropologiaesistenziale.piuchepuoi.it/26/sensi-di-colpa-no-grazie
Gli argomenti indubbiamente sono interessanti e ricchi di spunti...
In generale ogni attività ma, in particolare, il mestiere del genitore si impara sul campo.
Certo, si può prendere spunti da molte persone e adattare gli insegnamenti alla propria realtà e alla propria famiglia ma, alla fine, è necessario "fidarsi" del proprio istinto.
Così, ognuno di noi cerca al meglio di crescere e coccolare i propri pargoli fornendo regole educative libere da pregiudizi.
Ma quanto si riesce realmente ad essere "liberi da pregiudizi"?
Sul web ho trovato alcune referenze che parlano del senso di colpa e, ringraziando gli autori, ho pensato di inserirne i link:
http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm
http://antropologiaesistenziale.piuchepuoi.it/26/sensi-di-colpa-no-grazie
Gli argomenti indubbiamente sono interessanti e ricchi di spunti...
lunedì 27 ottobre 2008
Partiamo dall'inizio
Il principio non è quello di un'educazione che non dia regole ma che insegni "responsabilmente" ad effettuare delle scelte. Ed effettuate le scelte... non si diventi vittime di "rimpianti" e/o "rimorsi".
Mamma mia, quanti argomenti scivolosi....
- Educazione
- Responsabilità nell'insegnamento e nell'apprendimento
- Scelte
- Rimpianti
- Rimorsi
Mamma mia, quanti argomenti scivolosi....
- Educazione
- Responsabilità nell'insegnamento e nell'apprendimento
- Scelte
- Rimpianti
- Rimorsi
sabato 25 ottobre 2008
Primo passo: una corretta comunicazione!
La cosa fondamentale è impostare una comunicazione chiara e non faziosa che non presupponga un necessario rapporto di causa-effetto che coinvolga terze persone e che faccia insorgere il famoso "senso di colpa".
Ovvero, non bisogna dare per scontato (e dunque insegnare) che ad un'azione segua una determina reazione: es. "se torni tardi la sera, la mamma non dorme".
Un messaggio fazioso di questo genere, detto una volta, e poi una seconda e una terza... diventa sempre più frequente, fino a diventare un automatismo, e il rischio è che diventi parte di una certa "forma mentis".
Il primo passo, dunque, è una corretta comunicazione: dare un messaggio, corredato di tutte le spiegazioni necessarie: es. "se torni tardi la sera, poi se stanchissimo la mattina dopo e non riesci ad alzarti all'ora che vorresti etc..."
Ovvero, non bisogna dare per scontato (e dunque insegnare) che ad un'azione segua una determina reazione: es. "se torni tardi la sera, la mamma non dorme".
Un messaggio fazioso di questo genere, detto una volta, e poi una seconda e una terza... diventa sempre più frequente, fino a diventare un automatismo, e il rischio è che diventi parte di una certa "forma mentis".
Il primo passo, dunque, è una corretta comunicazione: dare un messaggio, corredato di tutte le spiegazioni necessarie: es. "se torni tardi la sera, poi se stanchissimo la mattina dopo e non riesci ad alzarti all'ora che vorresti etc..."
mercoledì 22 ottobre 2008
Un compagno invadente
Ma è indispensabile?
Penso di no: ritengo che sia una forma mentis che deriva dall'educazione, dalla cultura, dall'ambiente in cui nasci, cresci e vivi.
Ma quanto condiziona la vita?
Moltissimo, forse anche troppo.
Sì, davvero troppo e non credo affatto che sia indispensabile.
Penso di no: ritengo che sia una forma mentis che deriva dall'educazione, dalla cultura, dall'ambiente in cui nasci, cresci e vivi.
Ma quanto condiziona la vita?
Moltissimo, forse anche troppo.
Sì, davvero troppo e non credo affatto che sia indispensabile.
lunedì 20 ottobre 2008
Tanto per capirsi: alcuni esempi
Non riesco a lasciare i piatti nel lavandino: devo per forza metterli subito in lavastoviglie.
La lavatrice ha finito ed è mezzanotte... ma io devo assolutamente stendere subito (non certo rimandare a domani)
Stirare... odio questa attività ma tutte le settimane dedico diverse ore (per non fare accumulare troppo la roba).
In sostanza, la frase che condiziona la mia vita è "Non rimandare al domani se lo puoi fare oggi".
E se non è senso di colpa questo....
La lavatrice ha finito ed è mezzanotte... ma io devo assolutamente stendere subito (non certo rimandare a domani)
Stirare... odio questa attività ma tutte le settimane dedico diverse ore (per non fare accumulare troppo la roba).
In sostanza, la frase che condiziona la mia vita è "Non rimandare al domani se lo puoi fare oggi".
E se non è senso di colpa questo....
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