Sì, ne sono convinta...
No, non lo credo più...
sì, no, sì, no.....
chissà.
Io lo faccio ma poi, dopo che ho gridato e sgridato e magari qualcuno piagnucola, mi chiedo se serve veramente a qualcosa oppure se le menti dei bambini se ne fregano completamente e tanto l'importante è che la mamma poi due minuti dopo sia di nuovo disponibili. Spesso meno di 2 minuti dopo.
Forse è vero che c'è una via di mezzo: serve sgridare, ma ai bambini non importa più di tanto.
martedì 15 giugno 2010
lunedì 10 maggio 2010
Lunedì nero
Spappolata dal senso di colpa....
Perché non puoi iniziare la settimana litigando con il tuo primogenito di 6 anni perché ci mette 25 minuti a fare colazione. Il motivo? Pare che "i cereali gli si gonfino in bocca".
E poi, finalmente, quando ha finito di mangiare (pare), cosa fa? Si lava i denti con ancora i biscotti in bocca (senza ovviamente ingoiarli e nemmeno sputarli.
E io mi arrabbio di nuovo e grido: "Come si fa a lavarsi i denti con la bocca piena?"
..................
E allora, da domani basta cereali. Solo latte, nesquik e biscotti (che non possono gonfiarsi in bocca).
E poi, facciamo la pace e lui mi coccola e mi bacia ma a me il nervoso e il senso di colpa resta tutto il giorno. Almeno fino a quando non posso di nuovo stringerlo tra le mie braccia
Ecco un lunedì nero!
Perché non puoi iniziare la settimana litigando con il tuo primogenito di 6 anni perché ci mette 25 minuti a fare colazione. Il motivo? Pare che "i cereali gli si gonfino in bocca".
E poi, finalmente, quando ha finito di mangiare (pare), cosa fa? Si lava i denti con ancora i biscotti in bocca (senza ovviamente ingoiarli e nemmeno sputarli.
E io mi arrabbio di nuovo e grido: "Come si fa a lavarsi i denti con la bocca piena?"
..................
E allora, da domani basta cereali. Solo latte, nesquik e biscotti (che non possono gonfiarsi in bocca).
E poi, facciamo la pace e lui mi coccola e mi bacia ma a me il nervoso e il senso di colpa resta tutto il giorno. Almeno fino a quando non posso di nuovo stringerlo tra le mie braccia
Ecco un lunedì nero!
giovedì 8 aprile 2010
Ironia come strumento di creatività
Che sia l'ironia il motore della creatività propositiva? Parzialmente lo sostenevano i greci della sofistica quando proponevanol'ironia come la prassi massima della maieutica, cioè l'arte del convincere. L'ironia non è affatto l'opposto della serietà, anzi è l'altra serietà, quella che pone le domande alterando il punto di vista solito per proporne un altro, innovativo. L'ironia convince per piccoli spostamenti successivi dell'ottica in questione. Non dà nulla per certo a priori. Lascia aperte strade e ipotesi non ancora percorse. E così rovescia il vaso di Pandora lasciandone uscire contenuti inattesi. - Tratto da un testo di Philippe Daverio
Certo, bisogna essere in grado di coglierla l'ironia, di accettarla e di non entrarne in conflitto.
O meglio di vivere la conflittualità che deriva dal confronto dialettico in modo costruttivo, senza lasciarsi prendere emotivamente. Ma questa posizione, questo saper stare al mondo si impara, con l'educazione al conflitto, al dibattito, al dialogo.... non certo facendosi soffocare dai sensi di colpa.
Certo, bisogna essere in grado di coglierla l'ironia, di accettarla e di non entrarne in conflitto.
O meglio di vivere la conflittualità che deriva dal confronto dialettico in modo costruttivo, senza lasciarsi prendere emotivamente. Ma questa posizione, questo saper stare al mondo si impara, con l'educazione al conflitto, al dibattito, al dialogo.... non certo facendosi soffocare dai sensi di colpa.
martedì 30 marzo 2010
Solo in Italia? No... il senso di colpa è alla base della cultura ovunque
Tratto da Gioia, marzo 2010:
Contesto: un professore universitario giordano è alla ricerca della sposa ideale. In sette giorni incontra e passa al vaglio quindici candidate. Gli incontri vengono combinati dalle famiglie: la ragazza sta con gli occhi bassi perché è circondata da uomini che parlano tra loro e fanno finta di non vederla anche se sono lì proprio per lei, lei che si offre alla loro perizia, al loro occhio, per decidere in fretta, basta una frazione d'attimo, se è ok o no, se va bene o no a indossare come un guanto un destino: quello di moglie.
"Non sceglierei mai un marito da sola. Se qualcosa andasse storto, sarei io l'unica responsabile" - così afferma la ragazza, una giovane donna giordana.
Da questo sussurro si scorge l'abbozzo di un'idea grossolana: che possa essere, che debba essere, sempre colpa nostra.
Contesto: un professore universitario giordano è alla ricerca della sposa ideale. In sette giorni incontra e passa al vaglio quindici candidate. Gli incontri vengono combinati dalle famiglie: la ragazza sta con gli occhi bassi perché è circondata da uomini che parlano tra loro e fanno finta di non vederla anche se sono lì proprio per lei, lei che si offre alla loro perizia, al loro occhio, per decidere in fretta, basta una frazione d'attimo, se è ok o no, se va bene o no a indossare come un guanto un destino: quello di moglie.
"Non sceglierei mai un marito da sola. Se qualcosa andasse storto, sarei io l'unica responsabile" - così afferma la ragazza, una giovane donna giordana.
Da questo sussurro si scorge l'abbozzo di un'idea grossolana: che possa essere, che debba essere, sempre colpa nostra.
Un proverbio giapponese
Un proverbio giapponese dice: "Se tira vento i fabbricanti di tini in legno diventano ricchi". Spiegazione: il vento solleva la polvere, la polvere acceca, i ciechi per guadagnarsi da vivere suonano strumenti a corda, le corde sono fatte di budella di gatto, quanti più gatti vengono ammazzati tanti più topi scorrazzano per la città, i topi fanno i buchi nei tini in legno, più tini di legno devono essere rifatti più i loro fabbricanti diventano ricchi" (In Asia, Tiziano Terzani, Tea).
giovedì 25 marzo 2010
Stralci per altri testi... comunque etici
Stralci da Etica per un figlio di Fernando Savater
1) Non è semplice dire quando un essere umano è buono e quando non lo è. Perché gli esseri umani non sappiamo a cosa servono.
2) Gargantua decide di fondare un ordine più o meno religioso e di installarlo in un'abbazia sulla cui porta c'è scritto un'unico precetto: "Fa' quello che vuoi". Giacchè gli uomini liberi, ben nati e bene educati, avvezzi alle oneste compagnie, hanno di lor natura un istinto, uno stimolo che sempre li spinge ad azioni virtuose e li tiene lontani dal vizio
3) Non chiedere a nessuno come devi gestire la tua vita: chiedilo a te stesso (...). Sul modo di usare la tua libertà interroga la libertà stessa.
4) Una cosa è che tu faccia "quello che vuoi", un'altra ben diversa, che tu faccia "la prima cosa che ti viene in mente"
5) Jean Paul Sartre affermava: "Siamo condannati a essere liberi"
6) L'etica non è altro che il tentativo razionale di indagare su come vivere meglio
7) Un bellissimo film: "Quarto potere" di Orson Welles. Una morale: siccome non siamo soltanto delle cose, abbiamo bisogno di "cose" che le cose non hanno
8) La prima condizione imprescindibile dell'etica è la determinazione a non vivere come capita. Capire perché certi comportamenti convengono e altri no, capire che cos'è la vita e che cosa può renderla "buona" per noi esseri umani. E, prima di tutto, non accontentarsi di essere considerato buono, di fare bella figura di fronte agli altri, di prendere la sufficienza... (...) nessuno può esser libero al posto tuo!
9) L'unico dovere che abbiamo nella vita: Quello di non essere imbecilli. Viene dal latino baculus, che significa "bastone", e l'imbecille è chi ha bisogno del bastone per camminare. (...) L'imbecille è uno che non zoppica nei piedi, ma nell'animo: è il suo spirito che è debole e zoppetto. Esistono vari tipi di imbecilli: a) quello che crede di non volere nulla; b) quello che crede di volere tutto; c) quello che non sa cosa vuole e non si preoccupa di scoprirlo; d) quello che sa cosa vuole ma è senza energia, debole e pauroso; quello che vuole con forza ma è aggressivo ma si sbaglia nel giudicare la realtà
10) in che cosa consiste la coscienza che ci guarisce dall'imbecillità morale: a) essere consapevoli che non è vero che una cosa vale l'altra; b) essere disposti a stabilire se quello che facciamo è veramente ciò che vogliamo; c) sviluppare con la pratica il buon gusto morale, in modo che certe cose finiscano per provocarci una repulsione spontanea; d) rinunciare a cercare alibi che nascondano il fatto che siamo liberi e dunque responsabili delle conseguenze dei nostri atti
11) Riccardo III di Shakespeare: invece di compensare in qualche moda la sua deformità (è gobbo e zoppo) Glouchester si deforma anche internamente. Se Glouchester avesse veramente amato se stesso avrebbe cercato di manifestare all'esterno, per mezzo del suo comportamento, pulizie e rettitudine interiori, il suo vero io. I suoi crimini lo trasformano ai suoi stessi occhi in un mostro la cui deformità morale è più ripugnante di quella fisica. Della sua gobba morale è responsabile lui stesso, mentre la gobba fisica era uno scherzo della natura.
12) In che cosa consiste trattare le persone come persone, ossia umanamente? Consiste nel tentare di metterti al loro posto; tentare di comprenderlo dal di dentro, di adottare per un momento il suo punto di vista.
13) Michel de Montaigne affermava: "Bisogna tenerli stretti con le unghie e con i denti i piaceri della vita, perché gli anni ce li sfilano dalle mani uno dopo l'altro". La felicità: è un sì alla vita che ci scaturisce spontaneo da dentro, a volte quando meno ce lo aspettiamo. un "sì" a quello che siamo, a quello che sentiamo di essere. Chi è contento ha già avuto il premio più grande e non sente la mancanza di nulla.
1) Non è semplice dire quando un essere umano è buono e quando non lo è. Perché gli esseri umani non sappiamo a cosa servono.
2) Gargantua decide di fondare un ordine più o meno religioso e di installarlo in un'abbazia sulla cui porta c'è scritto un'unico precetto: "Fa' quello che vuoi". Giacchè gli uomini liberi, ben nati e bene educati, avvezzi alle oneste compagnie, hanno di lor natura un istinto, uno stimolo che sempre li spinge ad azioni virtuose e li tiene lontani dal vizio
3) Non chiedere a nessuno come devi gestire la tua vita: chiedilo a te stesso (...). Sul modo di usare la tua libertà interroga la libertà stessa.
4) Una cosa è che tu faccia "quello che vuoi", un'altra ben diversa, che tu faccia "la prima cosa che ti viene in mente"
5) Jean Paul Sartre affermava: "Siamo condannati a essere liberi"
6) L'etica non è altro che il tentativo razionale di indagare su come vivere meglio
7) Un bellissimo film: "Quarto potere" di Orson Welles. Una morale: siccome non siamo soltanto delle cose, abbiamo bisogno di "cose" che le cose non hanno
8) La prima condizione imprescindibile dell'etica è la determinazione a non vivere come capita. Capire perché certi comportamenti convengono e altri no, capire che cos'è la vita e che cosa può renderla "buona" per noi esseri umani. E, prima di tutto, non accontentarsi di essere considerato buono, di fare bella figura di fronte agli altri, di prendere la sufficienza... (...) nessuno può esser libero al posto tuo!
9) L'unico dovere che abbiamo nella vita: Quello di non essere imbecilli. Viene dal latino baculus, che significa "bastone", e l'imbecille è chi ha bisogno del bastone per camminare. (...) L'imbecille è uno che non zoppica nei piedi, ma nell'animo: è il suo spirito che è debole e zoppetto. Esistono vari tipi di imbecilli: a) quello che crede di non volere nulla; b) quello che crede di volere tutto; c) quello che non sa cosa vuole e non si preoccupa di scoprirlo; d) quello che sa cosa vuole ma è senza energia, debole e pauroso; quello che vuole con forza ma è aggressivo ma si sbaglia nel giudicare la realtà
10) in che cosa consiste la coscienza che ci guarisce dall'imbecillità morale: a) essere consapevoli che non è vero che una cosa vale l'altra; b) essere disposti a stabilire se quello che facciamo è veramente ciò che vogliamo; c) sviluppare con la pratica il buon gusto morale, in modo che certe cose finiscano per provocarci una repulsione spontanea; d) rinunciare a cercare alibi che nascondano il fatto che siamo liberi e dunque responsabili delle conseguenze dei nostri atti
11) Riccardo III di Shakespeare: invece di compensare in qualche moda la sua deformità (è gobbo e zoppo) Glouchester si deforma anche internamente. Se Glouchester avesse veramente amato se stesso avrebbe cercato di manifestare all'esterno, per mezzo del suo comportamento, pulizie e rettitudine interiori, il suo vero io. I suoi crimini lo trasformano ai suoi stessi occhi in un mostro la cui deformità morale è più ripugnante di quella fisica. Della sua gobba morale è responsabile lui stesso, mentre la gobba fisica era uno scherzo della natura.
12) In che cosa consiste trattare le persone come persone, ossia umanamente? Consiste nel tentare di metterti al loro posto; tentare di comprenderlo dal di dentro, di adottare per un momento il suo punto di vista.
13) Michel de Montaigne affermava: "Bisogna tenerli stretti con le unghie e con i denti i piaceri della vita, perché gli anni ce li sfilano dalle mani uno dopo l'altro". La felicità: è un sì alla vita che ci scaturisce spontaneo da dentro, a volte quando meno ce lo aspettiamo. un "sì" a quello che siamo, a quello che sentiamo di essere. Chi è contento ha già avuto il premio più grande e non sente la mancanza di nulla.
martedì 9 marzo 2010
I saggi consigli degli Indiani d'America
Ho scoperto sul web una serie di libri con i consigli di vita degli indiani di America. Una serie di pillole di saggezza, tipo eredità spirituale, che sono ansiosissima di leggere.
Innanzitutto, devo procurameli e nel giro di qualche giorno mi butterò su questa nuova lettura.
Chissà se mi regalerà le notti serene senza i cosiddetti "microrisvegli".
Beh, chiamarli "microrisvegli" non è esattamente appropriato visto che a volte durano delle mezzore: succede un qualsiasi fatto, anche minimo, che mi disturba nel sonno (un movimento di chi sta nel letto con me, un capello che si appoggia sulla fronte e mi solletica, una vocina dall'altra stanza, un miagolio in giardino) ed è finita...
Posso anche alzarmi e a volte lo faccio perché stare lì a rigirarsi è assolutamente inutile.
I pensieri cominciano ad affollare la mente e sono sveglia.
E' sempre stato così, fin da quando ero ragazzina: ho il sonno leggero e mi sveglio immediatamente quando apro gli occhi (qualsiasi ora sia e per quanto abbia dormito poco).
I pensieri più vari cominciano a far muovere i miei neuroni e mi sensibilizzo a qualsiasi romure. Se tengo gli occhi chiusi pè anche peggio perché si acutizza l'udito.
L'unica soluzione è quella di riuscire a "silenziare" i pensieri e allora il sonno potrebbe avere la meglio.
Forse gli Indiani d'America mi insegneranno qualche trucco efficace.
Innanzitutto, devo procurameli e nel giro di qualche giorno mi butterò su questa nuova lettura.
Chissà se mi regalerà le notti serene senza i cosiddetti "microrisvegli".
Beh, chiamarli "microrisvegli" non è esattamente appropriato visto che a volte durano delle mezzore: succede un qualsiasi fatto, anche minimo, che mi disturba nel sonno (un movimento di chi sta nel letto con me, un capello che si appoggia sulla fronte e mi solletica, una vocina dall'altra stanza, un miagolio in giardino) ed è finita...
Posso anche alzarmi e a volte lo faccio perché stare lì a rigirarsi è assolutamente inutile.
I pensieri cominciano ad affollare la mente e sono sveglia.
E' sempre stato così, fin da quando ero ragazzina: ho il sonno leggero e mi sveglio immediatamente quando apro gli occhi (qualsiasi ora sia e per quanto abbia dormito poco).
I pensieri più vari cominciano a far muovere i miei neuroni e mi sensibilizzo a qualsiasi romure. Se tengo gli occhi chiusi pè anche peggio perché si acutizza l'udito.
L'unica soluzione è quella di riuscire a "silenziare" i pensieri e allora il sonno potrebbe avere la meglio.
Forse gli Indiani d'America mi insegneranno qualche trucco efficace.
mercoledì 24 febbraio 2010
Oddio... le terme
Oddio, mi sono regalata le terme e... i poveretti li ho abbandonati all'asilo.
Una giornata quasi intera, dalle 7,30 alle 17, dedicata a me stessa, spegnendo i cellulari (tutti: sia quello personale confidando in nessuna chiamata d'emergenza e quello d'ufficio, fregandomene per una volta della reperibilità) e regalandomi il relax in compagnia della mia sorellina.
E' stato bello e non mi sono lasciata attanagliare dalla "sgradevole voce della coscienza", da quel neanche tanto sottile senso di colpa che avrebbe potuto rovinare tutto.
Ci hanno comunque provato a rovinare tutto, non solo il giorno dopo, ma lo stesso pomeriggio, al ritorno, gli sguardi accusatori e i commenti acidi che ho raccolto...
Che madre degenere...
E chissenefregaaaaaaaa.
L'ho fatto e mi ha fatto piacere.
E meno male che non ho rimandato visto che dal giorno successivo è ritornato in casa nostra il virus che, anche se in forma un po' differente, già ci aveva tenuto compagnia praticamente tutta la settimana scorsa.
Almeno mi sono goduta le terme! W le terme!
Una giornata quasi intera, dalle 7,30 alle 17, dedicata a me stessa, spegnendo i cellulari (tutti: sia quello personale confidando in nessuna chiamata d'emergenza e quello d'ufficio, fregandomene per una volta della reperibilità) e regalandomi il relax in compagnia della mia sorellina.
E' stato bello e non mi sono lasciata attanagliare dalla "sgradevole voce della coscienza", da quel neanche tanto sottile senso di colpa che avrebbe potuto rovinare tutto.
Ci hanno comunque provato a rovinare tutto, non solo il giorno dopo, ma lo stesso pomeriggio, al ritorno, gli sguardi accusatori e i commenti acidi che ho raccolto...
Che madre degenere...
E chissenefregaaaaaaaa.
L'ho fatto e mi ha fatto piacere.
E meno male che non ho rimandato visto che dal giorno successivo è ritornato in casa nostra il virus che, anche se in forma un po' differente, già ci aveva tenuto compagnia praticamente tutta la settimana scorsa.
Almeno mi sono goduta le terme! W le terme!
venerdì 29 gennaio 2010
Partire...non è un po' morire
Scappare, andare nelle lande desolate del nord Europa, oppure da un'altra parte purché lontanissima.
Mollare tutto (non tutti, no) ma tutto: casa, lavoro, macchina
Prendere i miei tre piccoli fardelli, il mio compagno di viaggio e volare via per una meta lontana. Senza dire a nessuno dove vai e perché lo fai.
Mi piacerebbe tanto farlo. Ogni tanto. Ultimamente, spesso.
Peccato che non si possa. Che io non possa....
Invidio quelli che possono farlo perché non hanno freni esterni: hanno soldi, tempo e, se decidono, lo fanno.
La decisione e cambia tutto. Una nuova vita, da un'altra parte. Diversa...
WOW!!!!
Magari dopo due settimane sarei già di ritorno ma non ha importanza. Il bello è proprio quello: parto e torno quando mi pare.
Da sempre ho un sogno: andare in stazione, all'aeroporto e salire sul primo treno, volo verso la destinazione che mi ispira in quel momento.
Mi pento di non averlo fatto in passato. Ora è tutto più complicato.
In verità una minima esperienza in questo senso l'ho fatta quasi 20 anni fa. Ero all'estero per studio e il we partivo dalla mia casa per passare due giorni via: il Reno, Berlino, Amsterdam, Colonia. La domenica sera rientravo e ritrovavo gli amici che mi davano già per dispersa a cui raccontavo il mio viaggio.
Ho speso tutti i miei risparmi in quei due mesi di we ma è stato straordinario.
Mollare tutto (non tutti, no) ma tutto: casa, lavoro, macchina
Prendere i miei tre piccoli fardelli, il mio compagno di viaggio e volare via per una meta lontana. Senza dire a nessuno dove vai e perché lo fai.
Mi piacerebbe tanto farlo. Ogni tanto. Ultimamente, spesso.
Peccato che non si possa. Che io non possa....
Invidio quelli che possono farlo perché non hanno freni esterni: hanno soldi, tempo e, se decidono, lo fanno.
La decisione e cambia tutto. Una nuova vita, da un'altra parte. Diversa...
WOW!!!!
Magari dopo due settimane sarei già di ritorno ma non ha importanza. Il bello è proprio quello: parto e torno quando mi pare.
Da sempre ho un sogno: andare in stazione, all'aeroporto e salire sul primo treno, volo verso la destinazione che mi ispira in quel momento.
Mi pento di non averlo fatto in passato. Ora è tutto più complicato.
In verità una minima esperienza in questo senso l'ho fatta quasi 20 anni fa. Ero all'estero per studio e il we partivo dalla mia casa per passare due giorni via: il Reno, Berlino, Amsterdam, Colonia. La domenica sera rientravo e ritrovavo gli amici che mi davano già per dispersa a cui raccontavo il mio viaggio.
Ho speso tutti i miei risparmi in quei due mesi di we ma è stato straordinario.
venerdì 8 gennaio 2010
Lo stress e i sensi di colpa
A volte è faticoso.
Ci sono un sacco di incombenze: lavoro, casa, mestieri domestici, spesa, commissioni e, ovviamenti, bimbi e lo stress ti attanaglia. Ti stringe così tanto il petto che non ne puoi più e perdi la pazienza.
Basta l'ennesima lite per la macchinina blu, oppure le grida, o le corse per tutta la casa e... perdo la pazienza.
Grido, sbraito, magari mollo anche un ceffone e, certamente, infliggo castighi alle tre pesti: "Questa sera, senza cartoni. E magari nemmeno domani. Dipende da come vi comportate. La pena non si può eliminare ma, se vi comportate bene, si può ridurre. Chissà...."
In effetti, avrei potuto evitare di gridare. Oppure, evitare il ceffone.
D'altra parte sono tre bambini adorabili e come tutti i bambini gridano, corrono, litigano. Tutti i giorni, più volte al giorno.
Ci sono un sacco di incombenze: lavoro, casa, mestieri domestici, spesa, commissioni e, ovviamenti, bimbi e lo stress ti attanaglia. Ti stringe così tanto il petto che non ne puoi più e perdi la pazienza.
Basta l'ennesima lite per la macchinina blu, oppure le grida, o le corse per tutta la casa e... perdo la pazienza.
Grido, sbraito, magari mollo anche un ceffone e, certamente, infliggo castighi alle tre pesti: "Questa sera, senza cartoni. E magari nemmeno domani. Dipende da come vi comportate. La pena non si può eliminare ma, se vi comportate bene, si può ridurre. Chissà...."
In effetti, avrei potuto evitare di gridare. Oppure, evitare il ceffone.
D'altra parte sono tre bambini adorabili e come tutti i bambini gridano, corrono, litigano. Tutti i giorni, più volte al giorno.
giovedì 14 maggio 2009
Non ho nemmeno mangiato troppo gelato...
Il problema è che non insorge se faccio qualcosa di sbagliato (o che penso sia sbagliato) anche solo eccedere con il gelato se sono a dieta...
Nasce da solo e basta. Prima ancora che faccia questo qualcosa di sbagliato.
Forse è causa di un'ansia da prestazione, una sovrastima della propria onnipotenza, uno stress intrinseco che non ti molla mai.
E' la conseguenza del fatto che ti senti in dovere di controllare tutta la tua vita e le situazioni che la circondano; sei rigido/a e non vuoi/puoi mollare e rilassarti.
Io sono così. Per stare in pace con me stessa devo controllare tutto: le situazioni e le emozioni. E non voglio l'aiuto di nessuno. Quando mi sento stanca e spossata... arriva i senso di colpa e mi devasta!
Nasce da solo e basta. Prima ancora che faccia questo qualcosa di sbagliato.
Forse è causa di un'ansia da prestazione, una sovrastima della propria onnipotenza, uno stress intrinseco che non ti molla mai.
E' la conseguenza del fatto che ti senti in dovere di controllare tutta la tua vita e le situazioni che la circondano; sei rigido/a e non vuoi/puoi mollare e rilassarti.
Io sono così. Per stare in pace con me stessa devo controllare tutto: le situazioni e le emozioni. E non voglio l'aiuto di nessuno. Quando mi sento stanca e spossata... arriva i senso di colpa e mi devasta!
venerdì 8 maggio 2009
W il senso di colpa... forse
E se il senso di colpa fosse anche una cosa giusta, almeno ogni tanto?
Ovvero, se facesse bene? Insegnasse il rigore e le regole (che sono fondamentali nella vita); stimolasse la mente ad un continuo allenamento (non favorendo l'apatia); formasse il carattere...
Certo. Sono tutte cose vere, buone e giuste.
Ma io detesto il senso di colpa.
Lo detesto, eppure non riesco a farne a meno; non riesco a liberarmene.
Le teorie degli psicologi sono molteplici e vanno a carcare motivazioni e cause scatenanti nell'educazione dell'età infantile...
Riporto una citazione dal web (http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm)
Il senso del dovere, il senso di responsabilità, la disciplina, l'autocoscienza, sono gli essenziali precursori - derivanti da un'educazione ispirata essenzialmente a tali valori - per lo sviluppo di una personalità altamente autocritica e come tale infelice perchè incapace di darsi tregua.Ricevere un'educazione troppo ferrea significa implicitamente sviluppare il bisogno di aderire a standard di "perfezione" per prevenire il senso di colpa conseguente ad ogni eventuale inadempienza a ciò che si considera un proprio preciso dovere. Il percorso ha inizio dall'esterno (ovvero dalle richieste provenienti dai genitori), ma finisce poi con lo spiralizzarsi verso l'interno : si tende infatti, successivamente, ad auto imporsi obiettivi e canoni persino più ardui di quelli trasmessi dai genitori, allo scopo di prevenire ogni critica ed ogni rimprovero. Il bisogno preminente di chi sviluppa una personalità smodatamente severa con se stessa, è quello di impedire agli altri di imputargli un eccesso di indulgenza verso sè stesso, il che risulterebbe insostenibilmente mortificante. Quando si inizia ad imporsi degli standard eccessivi, il percorso distruttivo è già iniziato, soprattutto perchè si manifesterà una progressiva tendenza all'innalzamento degli obiettivi e del livello di difficoltà delle prove in cui si sceglie di cimentarsi.Questo processo nasce , secondo l'ipotesi psicodinamica, dal bisogno di riparare ad una ferita narcisistica dell'io, che ha avuto inizio con le ripetute mortificazioni cui il bambino è stato sottoposto nell'arco della sua educazione; il non essere mai stato incoraggiato ed apprezzato, ma piuttosto spronato a "fare di più", genera un basso livello di autostima, che induce a maccanismi compensatori che consistono nell'imporre a se stesso delle sofferenze e delle privazioni che possano apparire all'esterno nobilitanti e lodevoli.Una volta imboccato questo cammino, la strada diventa via via sempre più penalizzante, perchè interrompere il meccanismo autopunitivo rappresenterebbe un eccesso di benevolenza verso di sè, con il pericolo (soggettivamente percepito) della disapprovazione altrui; di contro si tende a "rincarare" la dose giorno dopo giorno, per prevenire i rimproveri e guadagnarsi quanta più stima possibile dall'esterno. E' facile immaginare che, a lungo andare, questa spirale si trasformi in un autenitco calvario, scandito soprattutto dall'ansia di non riuscire più, ad un certo punto, ad adempiere agli sforzi sempre più ardui che si richiede a sè stessi. Per questa ragione la stragrande maggioranza delle condotte autopunitive come l'automutilazione, i disturbi del comportamento alimentare , ed in special modo le condotte restrittive ed eliminatorie dell'anoressia nervosa e della bulimia nervosa, trovano nel senso di colpa il principale precursore.
Ovvero, se facesse bene? Insegnasse il rigore e le regole (che sono fondamentali nella vita); stimolasse la mente ad un continuo allenamento (non favorendo l'apatia); formasse il carattere...
Certo. Sono tutte cose vere, buone e giuste.
Ma io detesto il senso di colpa.
Lo detesto, eppure non riesco a farne a meno; non riesco a liberarmene.
Le teorie degli psicologi sono molteplici e vanno a carcare motivazioni e cause scatenanti nell'educazione dell'età infantile...
Riporto una citazione dal web (http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm)
Il senso del dovere, il senso di responsabilità, la disciplina, l'autocoscienza, sono gli essenziali precursori - derivanti da un'educazione ispirata essenzialmente a tali valori - per lo sviluppo di una personalità altamente autocritica e come tale infelice perchè incapace di darsi tregua.Ricevere un'educazione troppo ferrea significa implicitamente sviluppare il bisogno di aderire a standard di "perfezione" per prevenire il senso di colpa conseguente ad ogni eventuale inadempienza a ciò che si considera un proprio preciso dovere. Il percorso ha inizio dall'esterno (ovvero dalle richieste provenienti dai genitori), ma finisce poi con lo spiralizzarsi verso l'interno : si tende infatti, successivamente, ad auto imporsi obiettivi e canoni persino più ardui di quelli trasmessi dai genitori, allo scopo di prevenire ogni critica ed ogni rimprovero. Il bisogno preminente di chi sviluppa una personalità smodatamente severa con se stessa, è quello di impedire agli altri di imputargli un eccesso di indulgenza verso sè stesso, il che risulterebbe insostenibilmente mortificante. Quando si inizia ad imporsi degli standard eccessivi, il percorso distruttivo è già iniziato, soprattutto perchè si manifesterà una progressiva tendenza all'innalzamento degli obiettivi e del livello di difficoltà delle prove in cui si sceglie di cimentarsi.Questo processo nasce , secondo l'ipotesi psicodinamica, dal bisogno di riparare ad una ferita narcisistica dell'io, che ha avuto inizio con le ripetute mortificazioni cui il bambino è stato sottoposto nell'arco della sua educazione; il non essere mai stato incoraggiato ed apprezzato, ma piuttosto spronato a "fare di più", genera un basso livello di autostima, che induce a maccanismi compensatori che consistono nell'imporre a se stesso delle sofferenze e delle privazioni che possano apparire all'esterno nobilitanti e lodevoli.Una volta imboccato questo cammino, la strada diventa via via sempre più penalizzante, perchè interrompere il meccanismo autopunitivo rappresenterebbe un eccesso di benevolenza verso di sè, con il pericolo (soggettivamente percepito) della disapprovazione altrui; di contro si tende a "rincarare" la dose giorno dopo giorno, per prevenire i rimproveri e guadagnarsi quanta più stima possibile dall'esterno. E' facile immaginare che, a lungo andare, questa spirale si trasformi in un autenitco calvario, scandito soprattutto dall'ansia di non riuscire più, ad un certo punto, ad adempiere agli sforzi sempre più ardui che si richiede a sè stessi. Per questa ragione la stragrande maggioranza delle condotte autopunitive come l'automutilazione, i disturbi del comportamento alimentare , ed in special modo le condotte restrittive ed eliminatorie dell'anoressia nervosa e della bulimia nervosa, trovano nel senso di colpa il principale precursore.
domenica 5 aprile 2009
Il libro nero
Vent'anni fa o forse anche trenta ho deciso di inventarmi un libro nero e annotare tutto ciò che non avrei dovuto fare nella mia vita. E' un libro immaginario ma assolutamente reale tantè che ho bene in mente le cose che ci ho annotato nel corso di questi anni: cose da fare e cose da non fare; memo per non dimenticarmi e spunti per un modus operandi che mi faccia essere soddisfatta di me (o almeno non così disturbata da una me stessa che non mi piace). E qui entra in campo il senso di colpa: se rispetto le regole ho minori possibiolità di sentirmi in colpa....
Non so se è merito delle regole non scritte del mio libro nero, fatto stà che se dovessi fare un po' il punto mi pare di aver mantenuto con sufficiente rigore gli impegni presi.
1) Essere indipendente e autonoma, il più possibile. Non voglio dire che non voglio l'aiuto da nessuno... ma la verità è questa!
2) Non accettare le etichette: "le donne sono così e fanno cosà" e "gli uomini sono cosà e fanno così" e quindi impegnarsi per smantellarle e fare al contrario
3) Per quanto il mio carattere sia piuttosto duro e difficile... cercare di non essere umorale
4) Mantenere un contegno e non dare origine a scenate d'ira (in famiglia). Per la serie... vedi il blog dei Condottieri alla voce "Viaggiate coccolati".
Queste sono alcune delle regole e per le altre ci sarà del tempo.
Il problema qual è? E' il fatto che nella vita sei costretto ad interagire con gli altri e se anche ci si impegna a rispettare le proprie regole morali e quindi, teoricamente, si starebbe abbastanza bene senza l'assillo del senso di colpa... Ecco che sono gli altri che ti instillano il senso il colpa.
Insomma... siamo nuovamente sconfitti!
Non so se è merito delle regole non scritte del mio libro nero, fatto stà che se dovessi fare un po' il punto mi pare di aver mantenuto con sufficiente rigore gli impegni presi.
1) Essere indipendente e autonoma, il più possibile. Non voglio dire che non voglio l'aiuto da nessuno... ma la verità è questa!
2) Non accettare le etichette: "le donne sono così e fanno cosà" e "gli uomini sono cosà e fanno così" e quindi impegnarsi per smantellarle e fare al contrario
3) Per quanto il mio carattere sia piuttosto duro e difficile... cercare di non essere umorale
4) Mantenere un contegno e non dare origine a scenate d'ira (in famiglia). Per la serie... vedi il blog dei Condottieri alla voce "Viaggiate coccolati".
Queste sono alcune delle regole e per le altre ci sarà del tempo.
Il problema qual è? E' il fatto che nella vita sei costretto ad interagire con gli altri e se anche ci si impegna a rispettare le proprie regole morali e quindi, teoricamente, si starebbe abbastanza bene senza l'assillo del senso di colpa... Ecco che sono gli altri che ti instillano il senso il colpa.
Insomma... siamo nuovamente sconfitti!
domenica 1 febbraio 2009
Una domenica tranquilla
Oggi ho l'ansia. Chissà perché poi. E' stata una bella giornata, condivisa con i miei cari perché abbiamo festeggiato i 40 anni di matrimonio dei miei genitori.
Ma è così. Mi sono svegliata con il mal di testa e abbandonando buona parte della famiglia nel mio lettone (marito, figlio medio e figlio piccolo), mi sono alzata.... seguita dal primogenito.
Siamo andati insieme al piano di sopra e poi l'ho congedato: "ciao, vado a farmi una doccia. Anzi prima mi prendo qualche goccia di novalgina e poi mi concedo una doccia ristoratrice".
Ma l'ansia non si è disciolta sotto il getto caldo.
Durante la giornata, presa dalle incombenze quotidiane, non ci ho più pensato ma adesso... mentre mi ralsso navigando sul web, rieccola.
Ansia perché sto perdendo del tempo invece di fare qualche cosa di utile (es. preparare lo zaino con i cambi dell'asilo, ordinare un po' la casa, giocare con i bambini, preparare la cena....)?
Ansia perché domani avrò una giornata infinita e abbandonerò per una quantità superiore al solito i miei tre ragazzi, prima all'asilo, poi dai nonni e infine ad addormentarsi soli con papà?
Ansia... perché è già domenica e sono stanca.
Ansia perché non riesco a far dormire i miei bambini nel loro letto e non riesco a dormire bene per nemmeno due ore di fila per notte.
Ansia perché sono stanca.
Ansia... oppure dovrei chiamarla Senso di colpa?
Ma è così. Mi sono svegliata con il mal di testa e abbandonando buona parte della famiglia nel mio lettone (marito, figlio medio e figlio piccolo), mi sono alzata.... seguita dal primogenito.
Siamo andati insieme al piano di sopra e poi l'ho congedato: "ciao, vado a farmi una doccia. Anzi prima mi prendo qualche goccia di novalgina e poi mi concedo una doccia ristoratrice".
Ma l'ansia non si è disciolta sotto il getto caldo.
Durante la giornata, presa dalle incombenze quotidiane, non ci ho più pensato ma adesso... mentre mi ralsso navigando sul web, rieccola.
Ansia perché sto perdendo del tempo invece di fare qualche cosa di utile (es. preparare lo zaino con i cambi dell'asilo, ordinare un po' la casa, giocare con i bambini, preparare la cena....)?
Ansia perché domani avrò una giornata infinita e abbandonerò per una quantità superiore al solito i miei tre ragazzi, prima all'asilo, poi dai nonni e infine ad addormentarsi soli con papà?
Ansia... perché è già domenica e sono stanca.
Ansia perché non riesco a far dormire i miei bambini nel loro letto e non riesco a dormire bene per nemmeno due ore di fila per notte.
Ansia perché sono stanca.
Ansia... oppure dovrei chiamarla Senso di colpa?
domenica 9 novembre 2008
Condividere l'esperienza?
Il fatto che non sia sola al mondo a provare il senso di colpa non significa nulla. Non offre certo consolazione.
Ognuno, in ogni caso, si trova solo ad affrontare e tentare di superare i propri sensi di colpa. E anche parlarne con altri non dà sollievo.
Ci si può confrontare, certo. Ma nulla di più! Una fruttuosa condivisione e com-passione (nel senso etimologico di "patire-con") non è tuttavia possibile.
Personalmente, posso dire con certezza che se si è più tranquilli e sereni, anche la presenza costante del "caro compagno" è meno invadente e forse la soluzione/cura è proprio questa.
Non ho però una risposta relativamente a come fare nel non diffondere il senso di colpa ai miei cari, ai miei figli: insomma, non ho una regola per come fare per impostare e fornire un'educazione scevra dal senso di colpa.
Ognuno, in ogni caso, si trova solo ad affrontare e tentare di superare i propri sensi di colpa. E anche parlarne con altri non dà sollievo.
Ci si può confrontare, certo. Ma nulla di più! Una fruttuosa condivisione e com-passione (nel senso etimologico di "patire-con") non è tuttavia possibile.
Personalmente, posso dire con certezza che se si è più tranquilli e sereni, anche la presenza costante del "caro compagno" è meno invadente e forse la soluzione/cura è proprio questa.
Non ho però una risposta relativamente a come fare nel non diffondere il senso di colpa ai miei cari, ai miei figli: insomma, non ho una regola per come fare per impostare e fornire un'educazione scevra dal senso di colpa.
domenica 2 novembre 2008
Spulciando sul web...
Purtroppo i manuali non ti insegnano nulla, o quasi.
In generale ogni attività ma, in particolare, il mestiere del genitore si impara sul campo.
Certo, si può prendere spunti da molte persone e adattare gli insegnamenti alla propria realtà e alla propria famiglia ma, alla fine, è necessario "fidarsi" del proprio istinto.
Così, ognuno di noi cerca al meglio di crescere e coccolare i propri pargoli fornendo regole educative libere da pregiudizi.
Ma quanto si riesce realmente ad essere "liberi da pregiudizi"?
Sul web ho trovato alcune referenze che parlano del senso di colpa e, ringraziando gli autori, ho pensato di inserirne i link:
http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm
http://antropologiaesistenziale.piuchepuoi.it/26/sensi-di-colpa-no-grazie
Gli argomenti indubbiamente sono interessanti e ricchi di spunti...
In generale ogni attività ma, in particolare, il mestiere del genitore si impara sul campo.
Certo, si può prendere spunti da molte persone e adattare gli insegnamenti alla propria realtà e alla propria famiglia ma, alla fine, è necessario "fidarsi" del proprio istinto.
Così, ognuno di noi cerca al meglio di crescere e coccolare i propri pargoli fornendo regole educative libere da pregiudizi.
Ma quanto si riesce realmente ad essere "liberi da pregiudizi"?
Sul web ho trovato alcune referenze che parlano del senso di colpa e, ringraziando gli autori, ho pensato di inserirne i link:
http://web.ticino.com/oasiblu/knowmore/01colpa.htm
http://antropologiaesistenziale.piuchepuoi.it/26/sensi-di-colpa-no-grazie
Gli argomenti indubbiamente sono interessanti e ricchi di spunti...
lunedì 27 ottobre 2008
Partiamo dall'inizio
Il principio non è quello di un'educazione che non dia regole ma che insegni "responsabilmente" ad effettuare delle scelte. Ed effettuate le scelte... non si diventi vittime di "rimpianti" e/o "rimorsi".
Mamma mia, quanti argomenti scivolosi....
- Educazione
- Responsabilità nell'insegnamento e nell'apprendimento
- Scelte
- Rimpianti
- Rimorsi
Mamma mia, quanti argomenti scivolosi....
- Educazione
- Responsabilità nell'insegnamento e nell'apprendimento
- Scelte
- Rimpianti
- Rimorsi
sabato 25 ottobre 2008
Primo passo: una corretta comunicazione!
La cosa fondamentale è impostare una comunicazione chiara e non faziosa che non presupponga un necessario rapporto di causa-effetto che coinvolga terze persone e che faccia insorgere il famoso "senso di colpa".
Ovvero, non bisogna dare per scontato (e dunque insegnare) che ad un'azione segua una determina reazione: es. "se torni tardi la sera, la mamma non dorme".
Un messaggio fazioso di questo genere, detto una volta, e poi una seconda e una terza... diventa sempre più frequente, fino a diventare un automatismo, e il rischio è che diventi parte di una certa "forma mentis".
Il primo passo, dunque, è una corretta comunicazione: dare un messaggio, corredato di tutte le spiegazioni necessarie: es. "se torni tardi la sera, poi se stanchissimo la mattina dopo e non riesci ad alzarti all'ora che vorresti etc..."
Ovvero, non bisogna dare per scontato (e dunque insegnare) che ad un'azione segua una determina reazione: es. "se torni tardi la sera, la mamma non dorme".
Un messaggio fazioso di questo genere, detto una volta, e poi una seconda e una terza... diventa sempre più frequente, fino a diventare un automatismo, e il rischio è che diventi parte di una certa "forma mentis".
Il primo passo, dunque, è una corretta comunicazione: dare un messaggio, corredato di tutte le spiegazioni necessarie: es. "se torni tardi la sera, poi se stanchissimo la mattina dopo e non riesci ad alzarti all'ora che vorresti etc..."
mercoledì 22 ottobre 2008
Un compagno invadente
Ma è indispensabile?
Penso di no: ritengo che sia una forma mentis che deriva dall'educazione, dalla cultura, dall'ambiente in cui nasci, cresci e vivi.
Ma quanto condiziona la vita?
Moltissimo, forse anche troppo.
Sì, davvero troppo e non credo affatto che sia indispensabile.
Penso di no: ritengo che sia una forma mentis che deriva dall'educazione, dalla cultura, dall'ambiente in cui nasci, cresci e vivi.
Ma quanto condiziona la vita?
Moltissimo, forse anche troppo.
Sì, davvero troppo e non credo affatto che sia indispensabile.
lunedì 20 ottobre 2008
Tanto per capirsi: alcuni esempi
Non riesco a lasciare i piatti nel lavandino: devo per forza metterli subito in lavastoviglie.
La lavatrice ha finito ed è mezzanotte... ma io devo assolutamente stendere subito (non certo rimandare a domani)
Stirare... odio questa attività ma tutte le settimane dedico diverse ore (per non fare accumulare troppo la roba).
In sostanza, la frase che condiziona la mia vita è "Non rimandare al domani se lo puoi fare oggi".
E se non è senso di colpa questo....
La lavatrice ha finito ed è mezzanotte... ma io devo assolutamente stendere subito (non certo rimandare a domani)
Stirare... odio questa attività ma tutte le settimane dedico diverse ore (per non fare accumulare troppo la roba).
In sostanza, la frase che condiziona la mia vita è "Non rimandare al domani se lo puoi fare oggi".
E se non è senso di colpa questo....
Iscriviti a:
Post (Atom)